Un viaggio tra materia, cura e memoria negli spazi della Fondazione Brodbeck

Tra le pareti cariche di fascino della Fondazione Brodbeck a Catania, prende forma una mostra capace di sospendere il tempo e far risuonare la memoria: Abbandonarsi alle nuvole. Curato con estrema sensibilità da Mario Bronzino e Barbara Cammarata, il progetto espositivo raccoglie e fa dialogare le ricerche artistiche di Alessandro Costanzo, Silvia Muscolino, Roberto Orlando e Margherita Pedrotta, offrendo ai visitatori un’esperienza visiva e concettuale profonda e immersiva.

L’iniziativa, promossa da Isola Catania, rappresenta il capitolo conclusivo di Coalizioni Isola, un percorso sostenuto dal Laboratorio di Creatività Contemporanea della Direzione Generale del Ministero della Cultura, nato per promuovere e valorizzare l’imprenditorialità culturale sul territorio.

Abbandonarsi alle nuvole, il tempo come fluido in perenne trasformazione

L’intera mostra prende vita attorno a un’immagine poetica e fluida: le nuvole. Nessuno può dire con certezza se le nuvole che sfiorano il cielo oggi siano le medesime incontrate ieri, né quali forme o traiettorie disegneranno domani. Le osserviamo rapiti, senza riuscire a misurarne la reale distanza, l’origine esatta o la direzione impressegli da un vento invisibile.

Una forma che all’improvviso ci appare familiare è stata plasmata altrove, in un istante lontano, da forze sottratte al nostro sguardo. In questo percorso espositivo, la dinamica atmosferica delle nuvole si trasforma in una potente metafora del nostro legame con il passato: forme, gesti, immagini, materia e narrazioni attraversano le epoche, trasformandosi lungo il cammino per riemergere nel presente cariche di nuovi ed inaspettati significati.

Quattro ricerche artistiche per un racconto corale

I quattro artisti protagonisti, pur muovendosi attraverso linguaggi, tecniche e sensibilità differenti, condividono un approccio pionieristico verso ciò che il tempo custodisce e trasforma. Qui il passato non viene mai trattato come un archivio polveroso o un cimelio da ricostruire con distaccata fedeltà, ma come una materia viva, pulsante e in costante movimento.

L’«abbandono» evocato dal titolo diventa così un vero e proprio metodo di ricerca e fruizione: la mostra non impone connessioni rigide né percorsi di lettura univoci, ma lascia deliberatamente aperti scarti, distanze e possibilità, invitando chi osserva a diventare parte attiva dell’opera e a costruire la propria personale narrazione.

Nelle opere di Alessandro Costanzo, gesti minimi e quasi impercettibili, compiuti a ridosso dell’opera, mettono in movimento complessi apparati di materiali industriali, svelando legami nascosti tra azione originaria, materia e trasformazione. Silvia Muscolino porta invece sulla tela intense figure femminili raccolte in gesti di cura e ritualità condivise, riscoprendo nella dimensione collettiva e nella permanenza del gesto una forza capace di sopravvivere al tempo.

Roberto Orlando lavora sui frammenti e sui racconti legati all’antica pratica degli estrattori di resina, misurando con delicatezza la distanza che separa la nostra epoca dal lavoro manuale a contatto diretto con la natura. Margherita Pedrotta, infine, assembla sapientemente materiali che hanno già vissuto una vita precedente con immagini corrose dal tempo, componendo tracce sospese e suggestive che riattivano la memoria attraverso accostamenti inediti.

L’allestimento di Analogique e l’esperienza del visitatore

A rendere l’esperienza ancora più affascinante contribuisce il progetto di allestimento curato dallo studio di architettura Analogique. Negli spazi esterni della Fondazione Brodbeck, un’infrastruttura minima – una linea ininterrotta di elementi colorati – attraversa il percorso dall’ingresso fino alle opere. Funzionando come un vero e proprio white cube rovesciato, questo dispositivo tecnologico ricompone l’unità tra linguaggi differenti e si innesta perfettamente nella suggestiva archeologia post-industriale del luogo.

Come spiegano i curatori Mario Bronzino e Barbara Cammarata, l’obiettivo fondamentale è creare uno spazio aperto in cui ciascun visitatore possa mettersi in gioco, accettando che la propria visione cambi e si modifichi lungo il cammino, proprio come fa una nuvola spinta dal vento.

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