Una libreria Feltrinelli gremita di pubblico, lettori appassionati e curiosi ha accolto a Catania Aurora Tamigio. Reduce dallo straordinario successo editoriale di Il cognome delle donne, la scrittrice è tornata a incontrare la città per presentare il suo attesissimo nuovo romanzo, Otto ragazze (edito da Feltrinelli).
A dialogare con l’autrice è stata la scrittrice Lorena Spampinato, in un incontro che ha saputo andare ben oltre la classica presentazione letteraria, trasformandosi in un’intensa riflessione collettiva sul valore delle storie, sul significato profondo che diamo agli spazi che abitiamo e sulla concreta necessità di costruire nuove forme di comunità.
Il valore della luce e la casa come voce narrante
Il punto di partenza della conversazione è stato il concetto di letteratura, intesa come una torcia capace di illuminare porzioni di mondo altrimenti dimenticate. In Otto ragazze, la luce si accende subito su un grande lampadario a Villa Debora, una dimora liberty di inizio secolo che non fa semplicemente da sfondo alle vicende, ma diventa la vera e propria voce narrante del romanzo.

Come ha spiegato Aurora Tamigio durante l’incontro, l’idea di mettere un edificio al centro di una narrazione corale nasce dalla volontà di ribaltare uno stereotipo letterario consolidato: «La casa, soprattutto quando si abbina a personaggi femminili, ha una doppia valenza. È il luogo delle donne, ma troppo spesso è anche associata all’idea di prigione, di confinamento o di potere patriarcale».
Nel romanzo, invece, Villa Debora si slega da questa gabbia simbolica per trasformarsi in un organismo vivente e protettivo, capace di custodire le donne che la abitano ma anche di difendersi da chi tenta di minacciarne la serenità. Una scelta narrativa che interroga da vicino anche il nostro presente, in un’epoca in cui – come ha evidenziato l’autrice, milanese d’adozione – la casa smette troppo spesso di essere un diritto garantito per diventare un privilegio conteso dalla speculazione.
Il manifesto del co-housing e la forza della famiglia elettiva
Al centro del libro c’è l’audace progetto di Sara, mente e braccio operativo di un esperimento di co-housing al femminile che prende forma tra le mura della villa. Sara redige un vero e proprio manifesto della convivenza, fondato su condivisione, cura reciproca, fantasia e presenza vigile: “Metto in comune quello che ho. Quello che non ho lo otterrò con l’aiuto di ognuna e della fantasia”.
In una società individualista e frammentata, immaginare legami che vadano oltre la famiglia tradizionale appare come una sfida complessa. Per Tamigio, tuttavia, le esperienze di abitare collaborativo sono già una solida realtà in molti contesti europei e rispondono al desiderio profondo di non isolarsi, scegliendo di condividere il tempo e il futuro con legami di affetto e di scelta.
Generazioni a confronto: il microcosmo di Argenta e Adele e la “maternità diffusa”
Il romanzo intreccia esistenze di età differenti, scardinando i classici muri generazionali. Particolarmente riuscito è il ritratto di Argenta, una quindicenne distante dagli stereotipi patinati dei media contemporanei (come la serie Euphoria), che affronta l’ansia sociale e la fatica di conformarsi alle aspettative esterne in un clima post-pandemico.
A cambiare il suo mondo è l’incontro con Adele, coetanea giunta in casa con la madre per sfuggire a una situazione di violenza domestica. L’amicizia tra le due ragazze si trasforma nel motore propulsivo di una rinascita, capace di riappropriarsi degli spazi della casa, a partire dalla soffitta trasformata nel loro rifugio segreto.
Accanto a loro, personaggi come la saggia Nadia o la stessa Sara danno forma all’idea di una “maternità diffusa”: un cerchio di cura allargato e comunitario, in cui la crescita e l’educazione dei giovani non gravano soltanto sulle spalle delle singole madri, ma diventano un patrimonio collettivo e condiviso.
Un finale partecipato e ricco di spunti
L’incontro alla Feltrinelli si è concluso con un attivo dibattito con il pubblico in sala, che ha portato preziose testimonianze su progetti reali di co-housing e salute mentale presenti sul territorio siciliano.

Con Otto ragazze, Aurora Tamigio firma una potente storia di sorellanza e riscatto, ricordandoci che, anche quando il mondo esterno sembra crollare, è sempre possibile fondare uno spazio sicuro e costruire relazioni capaci di salvarci.