C’è un momento preciso in cui la cultura smette di essere un semplice ornamento della vita e diventa necessità, respiro, medicina. Questo momento ha preso forma nel cuore di Catania, all’interno di un salotto delle arti dove la politica, la medicina e la pittura si sono incontrate sotto il segno del femminile, guidate dalle pennellate del maestro Jean Calogero.

L’occasione è di quelle che lasciano il segno: una riflessione profonda che parte dalle tele del maestro — popolate da fiere amazzoni che cavalcano destrieri protesi verso l’infinito — per toccare i nervi scoperti della nostra contemporaneità.

La città che respira: amministrare il “Bello-Essere”

Il benessere di una comunità non si misura solo in corsie d’ospedale o in freddi indici economici. Come sottolineato dal Vicesindaco di Catania, Massimo Pesce, curare una città significa restituirle la sua vivibilità: trasformare il cemento in aree verdi, aprire cantieri che ridisegnano il waterfront, proteggere il tempo dei cittadini con scelte coraggiose.

Catania, ferita e bellissima, rivendica il proprio futuro investendo sulla cultura. E lo fa con lungimiranza, sapendo che se un’opera pubblica mostra subito i suoi frutti, un milione di euro investito in conoscenza è un seme piantato nel cuore dei giovani. Una democrazia senza cultura è un corpo senza ossigeno.

“Tutte le arti sono femminili: la musica, la danza, la poesia, la pittura. Tutto ciò che si libera per non pensare al lavoro, la libertà, la giustizia, la verità… tutto parla al femminile.”

La cultura come medicina dei quartieri

Il legame profondo tra salute e bellezza è stato il fulcro dell’intervento del Prof. Giuseppe Ettore, Presidente della Fondazione Salute e Cultura. In un’epoca segnata dalla crisi della sanità, dalla denatalità e dallo smarrimento dei giovani, la medicina non può limitarsi ai farmaci.

L’arte del maestro Calogero, con quella sicilianità accesa e vigorosa che si ribella all’omologazione globale delle nostre strade, diventa un richiamo alla tradizione e alla rinascita.

Portare il bello nei quartieri più difficili significa portare una cura d’eccezione dove c’è più bisogno di dignità. Ed è da questa consapevolezza che nascono progetti concreti e volti a proteggere l’infanzia contro gli abusi e la dispersione scolastica, perché i bambini di oggi sono gli adulti che abiteranno il domani.

Norma e Agata: le icone universali della fierezza catanese

Dietro le maschere universali dipinte da Calogero si nascondono i volti di tutte le donne della storia. Ma il legame con il territorio si fa carne e mito evocando due figure gigantesche che definiscono l’identità catanese:

  • Norma, la sacerdotessa belliniana. Una donna forte che subisce i moti della passione ma la indirizza con fermezza assoluta, capace di elevarsi oltre l’egoismo fino al sacrificio supremo per amore e coerenza.
  • Sant’Agata, di cui quest’anno ricorre il 900° anniversario del ritorno delle sacre reliquie. La donna fiera che si oppone al potere violento per custodire la propria integrità, simbolo intramontabile di una città che non si piega.

Un patto di fiducia per il futuro

Coordinato dall’energia trascinante di Tiziana Rasà, l’incontro si è chiuso con un passaggio di testimone ideale tra le istituzioni e il mondo dell’associazionismo, rappresentato anche da Mariella Gennarino, prima presidente donna a guidare una realtà legata alla tradizione agatina.

L’evento ci lascia una certezza: la fiducia è donna, la rinascita è donna, l’arte è donna. E Catania, specchiandosi in queste amazzoni dipinte che volano verso l’azzurro, riscopre la forza di sognare in grande, consapevole che solo chi ha il coraggio di sognare può, alla fine, realizzare grandi cose.