Un legame profondo, l’energia di un grande ritorno

I Karbonica sono un gruppo che seguiamo da tempo; il loro mood, la loro passione, ma soprattutto la capacità di trascinare il palco di qualunque posto si trovino. Ed è per questo motivo che siamo felici di avere una loro intervista per un momento veramente importante, ovvero il lancio del singolo. A dieci anni dal secondo album “Quei colori” (2016), la band torna sulle scene con il nuovo e attesissimo brano “La mia luce”, pronto a conquistare le frequenze radiofoniche e a segnare un capitolo fondamentale del proprio percorso artistico.

Il valore del mondo analogico e la ricerca della verità

Entrando nel vivo del progetto e analizzando gli elementi visivi scelti per la copertina, la band spiega come “la lampada a petrolio, il taccuino, la penna d’oca e i manoscritti, sintetizzano un mondo analogico in cui il ruolo dell’uomo era centrale e la creazione richiedeva mente, pensiero critico, ragione, studio, curiosità ed essenza, un mondo in cui ‘essere’ contava più della costante necessità odierna di ‘sembrare’”. In un’epoca dominata dall’omologazione culturale e dal predominio dei social network, questi simboli evocano direttamente “la ricerca della verità e la luce interiore che ogni individuo dovrebbe cercare e non fare mai spegnere”.

Dal punto di vista compositivo e degli arrangiamenti, il brano “attinge in particolare dal rock degli anni ’90 e dall’alternative rock, rinunciando alle solite chitarre distorte, per preferire suoni crunch, riverberi e delay”. Le chitarre si intrecciano in una danza sonora scandita da un ritmo lento e pulsante che valorizza la variazione dinamica, costruendo un crescendo continuo capace di trasportare l’ascoltatore fino al finale. Nella dimensione live, tutto ciò si traduce non in un ballo scatenato, ma nella creazione di “atmosfere ipnotiche e vibranti, perfette per fare muovere la testa a ritmo di musica e regalare la sensazione di un vero e proprio viaggio sonoro in altri luoghi e altri tempi”.

Karbonica, controcorrenti contro l’omologazione e l’intelligenza artificiale

La genesi del brano affonda le radici lontano nel tempo: “La scintilla creativa nasce nel 2021, ma la pubblicazione è stata scelta proprio adesso in virtù e a causa dei profondi avvenimenti storici che stanno sconvolgendo il mondo, facendolo somigliare sempre più al Novecento”. Tra guerre, derive autoritarie, l’irrigidimento dei giovani e l’avvento dell’intelligenza artificiale, la band riflette su un’epoca in cui si rischia di regredire nonostante l’evoluzione tecnologica.

Particolarmente centrale è la critica al mondo della musica: “se l’avvento di nuovi generi poteva rappresentare una novità, oggi ci troviamo di fronte a creazioni prodotte letteralmente tramite strumenti come l’intelligenza artificiale”. In netta controtendenza, “La mia luce” è stato “interamente registrato con strumenti suonati e con idee nate esclusivamente dalla band, senza appoggiarsi ad alcuna forma di automazione o a strumenti di supporto artificiale”.

Guardando al futuro e ai prossimi passi dopo questo traguardo, il singolo si configura come un vero manifesto: la band riprenderà a pieno ritmo la produzione e l’attività live. “Nei prossimi mesi inizieranno le registrazioni di nuovi brani, senza la programmazione di un intero disco, ma optando per la pubblicazione di diversi singoli distribuiti a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro”.

L’augurio rivolto a chi ascolta è che, dopo aver premuto play, tutti possano riscoprire “il coraggio di pensare fuori dagli schemi, portando con sé una nuova scintilla di consapevolezza e la voglia di non spegnere mai la propria luce interiore”.

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