C’è un filo invisibile, ma d’acciaio, che lega la ricerca della verità processuale alla creazione letteraria. Quando queste due anime si fondono nella stessa persona — un magistrato del Tribunale di Catania che è anche una delle voci più poetiche della nostra narrativa — il risultato è un atto di giustizia storica.
È quanto accaduto durante la presentazione dell’ultimo romanzo di Simona Lo Iacono, Joanna degli Incanti, svoltasi nella cornice della libreria Mondadori di Piazza Roma. Un incontro intimo e partecipato, circondato dall’affetto di amici, soci e della delegata della Rotary Foundation, Cinzia Torrisi, che ha offerto l’occasione per viaggiare nel tempo e riscoprire una figura straordinaria che la storia ufficiale aveva condannato all’oblio:JIoanna D’Aosta (o Joanna de Augusta).

Un’autrice da premi letterari
Presentare Simona Lo Iacono significa scorrere una mappa di successi letterari che hanno segnato la narrativa italiana degli ultimi vent’anni: dal debutto nel 2006 con I semi delle fave al Premio Vittorini opera prima per Tu non dici parole (2008). E poi il Premio Martoglio per Fatà (2013), il Premio Chianti per Le streghe di Lanciavacca (2017), la doppietta al Premio Città di Erice con Il morso dell’Albatro (2020) e La Tigre di Noto (2022), fino ai recentissimi trionfi di Virdimura, vincitore del Premio Vittorini 2024 e del Premio Asti d’Appello 2025.
Con Joanna degli Incanti, l’autrice compie un immenso lavoro d’archivio per portarci nella Palermo del 1640, una Sicilia barocca e sfarzosa ma schiacciata dall’ombra opprimente del Tribunale dell’Inquisizione.
Chi era Joanna D’Aosta? Il potere dei semi e delle parole
Nata ad Augusta nel 1580, Joanna è figlia di Pedro, un navigante visionario e sognatore che viaggiava tra le Americhe e la Sicilia importando novità assolute per l’epoca: pomodori, melanzane e storie fantastiche. Rimasta precocemente orfana a causa di un tragico incidente, Joanna cresce in un palazzo nobiliare circondata da affetti algidi e latifondi opprimenti.
È una bambina solitaria, ma mossa da domande immense sul trascendente e sull’oltremondo. A risponderle è solo lo “zio vescovo”, un uomo apparentemente folle, estimatore di Erasmo da Rotterdam e amico in gioventù di Giordano Bruno. È lui a svelarle un segreto poetico e profondo:
“Le anime dei morti si acquattano ovunque… ma soprattutto si trovano nei semi.”
Da quel momento, per la piccola Joanna, seminare la terra diventa l’equivalente di scrivere: un modo per lasciare segni, per richiamare i frammenti invisibili della vita e per pronunciare le parole più pericolose di tutte, come amore e libertà.
Una rivoluzione industriale e umana
Crescendo sotto la guida anticonvenzionale dello zio, che le insegna le arti liberali e il valore della fantasia, Joanna trasforma una vecchia cartiera di famiglia in una vera e propria stamperia e casa editrice. Ma la sua vera rivoluzione controcorrente risiede nel processo produttivo: memore dell’amicizia d’infanzia con Nucidda, una bambina non vedente dotata di straordinari “sensi interiori”, Joanna decide di inserire i ciechi nell’organico della stamperia, anticipando di secoli l’inclusione sociale attraverso la cultura.
L’esordio del romanzo
Nonostante la bellezza della sua infanzia e della sua impresa, il romanzo non si apre nel passato, ma nel momento più buio. Troviamo Joanna a sessant’anni, nel 1640, reclusa nelle prigioni di Palermo, arrestata dall’Inquisizione senza un capo d’accusa formale.
In una cella affollata da eretici, negromanti, bestemmiatori e “reputatrici” (donne che richiamavano le anime dei trapassati), Joanna, ormai monaca del Carmelo, si rivolge a un misterioso uomo incappucciato. Le prime righe del libro dettano il tono dell’intera opera:
“Non so chi tu sia e quali circostanze ti abbiano portato qui ad aspettare un verdetto. […] Da dove vieni? Come ti chiami?”
Con Joanna degli Incanti, Simona Lo Iacono non ci regala solo un romanzo storico di straordinaria fattura, ma prende per mano il lettore per fargli attraversare le pieghe dei processi e delle fragilità umane, restituendo finalmente la parola a chi, secoli fa, fu violentemente messo a tacere.

La discussione si è arricchita con le domande del pubblico in sala, che ha dialogato intensamente con l’autrice sui temi del romanzo, sulla giustizia storica e sul legame profondo tra scrittura e ricerca della verità. A conclusione della serata, Simona Lo Iacono si è concessa al tradizionale firmacopie, siglando le copie del libro e scambiando battute, riflessioni e ringraziamenti con i tantissimi lettori rimasti a salutarla.
