Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato. Il Lavinaio Rock Fest si avvia verso le sue battute finali, accendendo i riflettori su una selezione di band che rappresentano il meglio della vitalità musicale contemporanea. Dei sette finalisti in gara, ecco l’imperdibile focus dedicato alle prime tre realtà d’eccezione: FTP, Greta e Inverno senza olive.
1. FTP: La carica nostalgica e l’energia prometeica
Nati inizialmente quasi per gioco dall’idea della bassista e del batterista di mettere su una band di cover appetibili per i locali, gli FTP hanno presto cambiato rotta. L’incontro con un chitarrista e un cantante legati alla stessa viscerale passione per il rock e il metal degli anni ’00 ha trasformato il progetto in un vero e proprio atto di amore per la libertà artistica di un tempo.
«Inizialmente nasce da un’idea della bassista e del batterista per fare una band che ci facesse fare carriera con cover appetibili per i locali e guadagnare qualcosa per finanziare altri progetti. Peccato (o meglio per fortuna) che ci siamo ritrovati con un chitarrista e un cantante che avevano come noi due, la passione per le canzoni metal e rock degli anni ’00, e da lì ogni scelta è stata, più che una tendenza ad inserirsi nel panorama rock attuale, una scelta diretta verso l’espressione della nostra passione che, fa dei passi indietro negli anni, per ripartire da un’epoca che respirava libertà artistica a 360°».
Guardando all’attesissimo appuntamento con la finale di stasera, la band non ha dubbi sulla propria missione e sulle proprie aspettative:
«Di aspettative ne abbiamo 1 sola che vale per ogni contesto: trasmettere il fuoco con la nostra attitudine prometeica a chi ci ascolta, per riscoprire una libertà che non deve sempre badare alle regole razionali di un mondo sempre più grigio; vittoria o no, a noi interessa vivere il palco come se fosse l’ultima performance della nostra vita. È per questo che al contrario, le emozioni con cui arriviamo in finale sono tante, tra cui principalmente la gioia e senso di rivalsa per star riuscendo con la nostra costanza ad arrivare in contesti, che alzano sempre più l’asticella del nostro modo di esprimerci, per sfamare ascoltatori in cerca di scariche di emozioni».
Sul fronte musicale, la formazione promette scintille e anticipa novità importanti:
«Al momento [abbiamo] il nostro terzo inedito, che porta l’ascoltatore a viaggiare tra suoni potenti fino a momenti solenni. Altro non dichiariamo per non privarvi di questa sorpresa che abbiamo in serbo per voi :)»
2. Greta: Spontaneità, disciplina e identità geometrica
Per i Greta la musica non è un esercizio accademico o un compito da svolgere, ma un’urgenza espressiva profonda. Come racconta la frontwoman, la spontaneità è la vera e propria fonte d’ispirazione del progetto:
«La spontaneità è la nostra fonte di ispirazione. La musica non è un compito, nasce perché si vuole parlare e gridare al mondo quando parlare non è abbastanza».
Dietro questa forte carica emotiva si cela però un rigoroso lavoro di squadra e una dedizione totale alla crescita artistica:
«La disciplina e la pratica sono elementi immancabili nel nostro percorso. Grazie a questo festival abbiamo l’opportunità di riesibirci e per condividere la nostra arte al meglio, abbiamo lavorato sui punti deboli e sulle potenzialità di ognuno di noi».
La connessione con il pubblico si fonda sull’autenticità pura:
«Il nostro modo di trasmettere sta tutto nell’autenticità e nella passione per la musica. Non suoniamo per dimostrare o intrattenere ma per un’esigenza personale che ha trovato modo di esprimersi nella nostra musica e che speriamo in qualche modo possa far sentire anche il pubblico coinvolto».
Curiosità sul nome
Il monicker della band nasce dalla parola inglese Great, simbolo della volontà di crescere e puntare sempre più in alto. La lettera “V” è rappresentata graficamente dalla lettera greca Λ (lambda), che richiama il numero 5 e rappresenta i cinque componenti della band:
Greta Barone – frontwoman
Lorenzo Marchese – chitarra
François Messina – batteria
Vlad Rzhevskyj – basso
Yulia Kodaleva – pianoforte digitale
3. Inverno senza olive: Ironia, casualità e l’Indie che non fa…
Nome evocativo, surreale e decisamente memorabile: gli Inverno senza olive nascono da una fortunata coincidenza culinaria e temporale nel 2014, in pieno fervore della nuova scena indie italiana.
«Il progetto è nato in maniera casuale nel 2014 quando è stata scritta “Infame quella notte” (il nostro primo singolo). Nulla è stato studiato a tavolino, una volta capito che l’ironia era parte integrante del nostro modo di fare e di essere, semplicemente tutto è venuto naturale.Anche il nome è venuto fuori casualmente, ancora prima che il gruppo venisse formato. In una cena tra amici, tra le varie pizze ce n’era una che si chiamava Inverno e tra i vari ingredienti c’erano le olive. Al momento dell’ordinazione però questa pizza fu ordinata senza le olive e quindi la comanda fu “Un Inverno senza olive”. Era un periodo dove nel panorama musicale italiano si sentivano nomi di gruppi come Lo Stato Sociale, Pinguini tattici nucleari, The Giornalisti, quindi quando abbiamo scelto il nome della band ci è sembrato ovvio chiamarla Inverno Senza Olive».
Sul piano stilistico, la band rifiuta ogni etichetta rigida, mescolando generi con un unico e inconfondibile comun denominatore:
«Il bello di questo gruppo è che ognuno di noi ascolta davvero tanti generi differenti e quindi questi, anche inconsciamente, si riflettono sulle nostre canzoni e sul nostro modo di suonare. Non vogliamo chiuderci in un solo genere musicale, anche perché a livello creativo per noi risulterebbe un po’ limitante… ci piace dare spazio all’ispirazione e scrivere un giorno un brano blues, poi uno pop o metal ecc., mantenendo però un comune denominatore ovvero il testo ironico. Per noi infatti è stato sempre difficile spiegare che genere facessimo perché non ne facciamo solo uno, e anche per questo ci siamo inventati l’Indie che non fa sc*pare».
L’approccio alla finale del Lavinaio Rock Fest è vissuto con lo stupore iniziale e la voglia matta di spaccare il palco:
«Sinceramente arrivare in finale per noi è stato qualcosa di inaspettato. Quando abbiamo inviato la candidatura, lo abbiamo fatto consapevoli di essere un gruppo un po’ borderline e quindi pensavamo di venire scartati proprio per questo motivo, invece hanno voluto scommettere su di noi e lo abbiamo apprezzato tanto. Inizialmente il nostro obiettivo era quello di fare una performance memorabile, e devo dire che ci siamo pienamente riusciti. Per la finale invece vogliamo fare ancora di più, daremo davvero tutto quello che abbiamo da dare con ancora più energia e pazzia dell’ultima volta, quindi tenetevi pronti!».