I Finalisti si Raccontano

Il viaggio alla scoperta dei finalisti del Lavinaio Rock Fest 2026 a Tre Piazzette continua. Dopo aver esplorato le prime realtà in gara, accendiamo ora i riflettori sugli ultimi quattro protagonisti di questa seconda edizione: Remastered, Moonstorm, Nova Arden e Gabriele Amante. Ecco cosa ci hanno raccontato tra retroscena, aspettative e identità sonore.

1. Remastered: il groove tra passato e presente e la “remasterizzazione” in chiave moderna

Per i Remastered l’avventura alle selezioni è stata un’occasione di grande confronto e crescita:

«È stata una grande emozione per noi poterci confrontare con tante bellissime realtà e soprattutto sentire il calore di un pubblico così attento e partecipe. Essere arrivati in finale per noi rappresenta la conferma che il duro lavoro in mansarda inizia a dare dei frutti e ci motiva a fare sempre meglio. Non vediamo l’ora di suonare!».

Curiosa e concettuale l’origine del nome della band e il legame con le proprie radici musicali, saldamente ancorate al blues, al funk e al jazz del secolo scorso:

«Il nome REMASTERED per noi assume un significato molto ampio. Essendo nati come gruppo di cover, nasce in primis dalla volontà di voler “Remastizzare”, ovvero portare all’ascolto con un suono nuovo dei brani appartenenti al passato… Crediamo quindi di inserirci perfettamente all’interno del contesto del festival perché, anche se non portiamo in scena il rock come siamo abituati a sentirlo, le nostre influenze sono una componente essenziale del rock. A riprova di ciò, nella prima serata abbiamo avuto un ampio e positivo riscontro da parte del pubblico che ha apprezzato la scelta dei brani in italiano e in particolare la remastered version della cover “In Alto mare”».

In vista della grande serata finale dell’1 agosto, il gruppo ha stuzzicato la curiosità del pubblico:

«Sì, abbiamo qualcosa in serbo per voi che andrà ad arricchire lo spettro delle nostre sonorità, ma è una sorpresa, quindi vi sveleremo tutto nella serata finale».

2. Moonstorm: il live come condivisione totale e sintesi di energia

Per i Moonstorm la dimensione dal vivo non è una semplice replica della sala prove o dello studio di registrazione, ma l’espressione più sincera dell’arte:

«Per noi il live non è semplicemente la riproduzione di ciò che proviamo in sala o registriamo in studio, ma la sua forma più vera sincera. Sul palco cerchiamo di avere uno scambio di energia tra di noi ma soprattutto con il pubblico. Cerchiamo di trasformare la potenza della musica in un momento di pura condivisione».

Portare la propria identità sonora sul palco richiede però un lavoro di precisione millimetrica:

«La difficoltà maggiore è stata sintetizzare il nostro sound nel poco tempo a disposizione per l’esibizione. Essere diretti ed efficaci in pochi minuti richiede preparazione sui dettagli e una buona gestione dell’emozione prima di salire sul palco».

Un’esperienza, quella del festival, vissuta anche come prezioso momento di scambio e crescita collettiva:

«Vedere come le altre band lavorano sui suoni e sulla presenza scenica offre sempre ottimi spunti. È un’occasione per uscire dalla nostra routine, scambiare idee con altri musicisti e capire su cosa possiamo ancora lavorare per migliorare».

3. Nova Arden: vissuto quotidiano, attesa febbrile e progetti discografici

I pezzi dei Nova Arden affondano le radici direttamente nella vita di tutti i giorni, traducendo esperienze e stati d’animo in musica:

«I nostri pezzi nascono dalle nostre vite quotidiane. Che si stia parlando di testi, o di sonorità, non facciamo altro che tradurre il nostro vissuto e le nostre esperienze in una forma a noi comune per raccontarle. Per esempio: Burning Inside nasce in un periodo in cui Chiara era molto furiosa e amareggiata per via di un fatto in quel momento accaduto da poco; misto alla fissa perenne di Carmine di suonare in 6/8 (sei ottavi). Da questa combo si è susseguito il resto, ma non è una prassi per gli altri nostri brani».

L’emozione per l’atto conclusivo del festival è palpabile e travolgente: «Stiamo proprio bruciando dentro dall’eccitazione dell’attesa di questa finale! Non vediamo l’ora!».

Con lo sguardo già rivolto al futuro e alle prossime tappe discografiche:

«Stiamo già progettando di rilasciare il nostro primo album, in cui è presente Burning Inside, e fatto ciò vogliamo iniziare a incidere un nuovo EP che avrà un valore significativo per noi».

4. Gabriele Amante: Tra fotogrammi e note, l’intervista esclusiva

A completare la magnifica sette dei finalisti di questa edizione del Lavinaio Rock Fest c’è Gabriele Amante. I suoi brani nascono da un’esigenza autentica e diretta, che unisce la narrazione del reale alla ricerca musicale pura:

«So che può sembrare banale ma i miei brani effettivamente nascono dalla volontà di raccontare situazioni reali, persone che incontro, eventi che accadono, umori che sorgono e poi nasce la canzone anche con il desiderio di voler fare qualche bella composizione se no a quest’ora facevo il poeta, lo scrittore. Io faccio il musicista perché effettivamente voglio anche fare cose fighe a livello sonoro».

Arrivare sul palco della finale è per lui un traguardo emozionante e inaspettato:

«Per me esibirmi sul palco del Lavinaio Rock fest vuol dire tantissimo, è una cosa che… non dico non mi aspettavo, ma in effetti non era del tutto sicuro. È una cosa che mi ha stupito, anche perché io non pensavo fino a due anni fa che avrei potuto farmi ascoltare da così tante persone. Se verrà bene, se non verrà meglio, è già una figata così».

E parlando del pubblico e dello spirito con cui si avvicina all’appuntamento, l’obiettivo è chiaro:

«Quello che voglio suscitare nel pubblico? Nei miei pubblici, nella mia carriera musicale, vorrei suscitare tanto, tante cose diverse. Però al pubblico del Lavinaio essenzialmente vorrei trasmettere solo allegria, solo felicità, solo piacere di ascoltare musica che possono gradire i brani e perché no? Magari gradire anche la mia persona artistica e possa interessarli in qualche modo e poi sì, di base quello. È una festa, ci si deve divertire».