All’indomani del caloroso incontro con il pubblico al Cine Teatro Rex di Giarre per la presentazione del suo film d’esordio “Una storia”, Anna Foglietta si racconta a tutto tondo: dalla libertà della regia al legame viscerale con il teatro, fino alla passione per l’impegno sociale.
Il passaggio dietro la macchina da presa: la nascita di un nuovo percorso
Ci sono sfide che non nascono da un’improvvisa virata, ma dal naturale maturare di un percorso. Per Anna Foglietta il passaggio dall’altra parte della macchina da presa con il suo film d’esordio, “Una storia”, rappresenta esattamente questo: la risposta a un desiderio intimo che attendeva soltanto il momento giusto per fiorire.
Dopo una carriera vissuta ad abitare mondi e personaggi altrui, l’attrice romana ha sentito l’urgenza di abbracciare l’intero universo cinematografico, firmando una pellicola intima che esplora i sentimenti e le fragilità della vita di tutti i giorni.
«Da attrice ho vissuto tanti mondi diversi, fino a quando ho avvertito il bisogno di raccontare una storia mia, attraverso il mio personale sguardo», spiega la Foglietta nel raccontare com’è nato il progetto. Per farlo al meglio, ha fatto una scelta precisa e coraggiosa: «Ho scelto di non essere nel cast per potermi dedicare interamente alla regia. È stato un processo galvanizzante, in cui la scrittura e la direzione si sono nutrite a vicenda, regalandomi una libertà espressiva del tutto inaspettata».
Tra vita quotidiana e sociale: il racconto umano al centro della trama
La trama mette al centro Erika e Mauro – interpretati con grande sensibilità da Alba Rohrwacher e Guido Caprino –, una coppia travolta dalla routine e costretta a fare i conti con se stessa quando la figlia lascia il nido familiare. Un racconto umano e sincero che nasce dalla crescita personale dell’autrice e dal suo costante sguardo rivolto alla società. «In questi anni sono cresciuta molto, anche grazie alle mie esperienze sul piano sociale. Tutto questo mi ha regalato una visione più profonda delle persone e della realtà: sentivo di avere qualcosa di vero e necessario da imprimere con un segno unicamente mio».
E proprio il legame tra arte ed etica rappresenta la bussola del suo percorso. Per Anna Foglietta, infatti, l’impegno sociale e il lavoro sul set sono le due facce di una medesima medaglia: «Non c’è una vera separazione tra l’artista e la persona. Ciò in cui credo fuori dal set entra inevitabilmente nelle storie che scelgo di portare sullo schermo».
La scuola del teatro: l’ascolto e la direzione degli attori
Una visione d’insieme che trae forza da una radice ben precisa: il teatro. È sul palcoscenico che l’autrice ha imparato il valore dell’ascolto e dei tempi drammaturgici, strumenti rivelatisi preziosi nel guidare il cast sul set. «Il teatro è stata la mia scuola più importante. Ti insegna a rispettare i silenzi e il respiro di ogni scena. Nel dirigere Alba e Guido sono partita proprio da ciò che avrei voluto sentirmi dire io da attrice: conoscere la fatica e la vulnerabilità che si provano davanti alla macchina da presa mi ha permesso di instaurare con loro un clima di totale fiducia e ascolto reciproco».

Lo sguardo sul cinema italiano e il futuro dietro la macchina da presa
Non manca poi una riflessione sullo stato di salute della settima arte nel nostro Paese, spesso al centro di dibattiti su presunte crisi e cali di consenso. Un tema che l’artista affronta con sguardo propositivo, rivolgendo un appello al settore: «Guardo al futuro con fiducia più che con allarme. Il nostro cinema ha un potenziale enorme e una spinta fondamentale può arrivare da uno sguardo femminile sempre più presente e incisivo. Vorrei che le produzioni avessero più coraggio nell’investire sui giovani e su nuovi linguaggi: è l’unico modo per nutrire un legame duraturo con il pubblico in sala».
A distanza di sei anni dal suo ruolo di madrina alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2020 – momento simbolo della ripartenza in presenza dopo il lockdown –, il ritorno al Lido da regista ha chiuso un cerchio perfetto. Ma la sua avventura dietro la macchina da presa è solo all’inizio: «Questa prima esperienza mi ha aperto un mondo nuovo. Non ho ancora annunci ufficiali da fare, ma la voglia di continuare c’è ed è grandissima. Scrivere e dirigere sono ormai diventati una parte di me a cui non intendo più rinunciare».