Tradizione siciliana ed avanguardia della poesia contemporanea, “Le Veglie di Agata 2026”, il palinsesto artistico-culturale diffuso che anima l’estate catanese continua senza sosta a stupire i cittadini e non solo. Ideato e promosso dalla progettista culturale Valentina Giua, l’evento trasforma la città in uno spazio di resistenza poetica e condivisione collettiva, intrecciando teatro, musica, danza, arti visive e la parola viva.

La Poesia come atto sovversivo

Il progetto trae ispirazione dall’antica tradizione delle “veglie”, i momenti in cui le donne vegliavano i malati o le nascite imminenti recitando il Rosario: una corona di parole ripetute non per stanchezza, ma come custodia e respiro condiviso. In un’epoca che spinge alla velocità e alla distrazione, Valentina Giua — affiancata sul palco nella serata appunto dedicata alla poesia da Dario Miele — restituisce alla veglia il suo peso spirituale e la sua natura di gesto sovversivo: rallentare, restare svegli e tramandare ciò che conta attraverso l’incontro tra poeti, musicisti e attori.

Valentina Giua e Dario Miele

Un Palinsesto diffuso e partecipato

A Catania, le serate delle Veglie di Agata si sviluppano attraverso sei tappe che uniscono giovani talenti — come il quindicenne Raffaele Scalisi — e voci affermate della poesia contemporanea.

Alcuni scatti della serata

Il programma dà spazio anche alla coralità e alla partecipazione diretta del pubblico, come nel caso del Poetry Open Mic, realizzato in collaborazione con realtà associative come Rinascimento Poetico APS, Officinae Poiesis, Ricreiamo l’Agorà e Quindie.

Piccolo Off-topic

Verso il Premio Strega Poesia 2026

Il fermento culturale dell’estate catanese e la riscoperta in generale degli italiani alla poesia si rispecchia nel panorama letterario nazionale. Al Salone Internazionale del Libro di Torino sono stati infatti annunciati tempo fa i cinque libri finalisti del Premio Strega Poesia 2026, selezionati dal Comitato scientifico tra ben 138 opere candidate. Si disputeranno la finale del 5 ottobre:

  • Carmen Gallo, Procne Machine (Einaudi) – Un monumento classico e paradossale dedicato al volo, al canto e all’attraversamento della paura.
  • Federico Italiano, Godzilla e altre poesie (Guanda) – Un’opera della piena maturità segnata dal ricordo dell’infanzia ticinese e dall’ombra della grande paura nucleare post-Chernobyl.
  • Isabella Leardini, Maniere nere (Mondadori) – Uno scenario acquatico e rarefatto dove la lingua lirica attraversa la soglia della metamorfosi e della morte (a sea change).
  • Fabrizio Lombardo, La linea spezzata (Donzelli) – Una scrittura nuda e misurata che fotografa le fratture storiche, generazionali (classe ’68) e psicologiche del nostro tempo.
  • Vincenzo Ostuni, Faldone (Il Saggiatore) – Un’ambiziosa e cosmica enciclopedia personale in versi che attraversa politica, pensiero e memoria.

A prescindere da dove provengano le vibes, è sempre un invito a sostare nel centro emotivo più profondo dell’arte, dove la parola torna a farsi radice, rifugio e futuro.

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