Dicono che i soldi meglio spesi siano quelli in viaggi e libri, perché entrambi hanno un obiettivo comune e potentissimo: aprono la mente. Leggere ti fa viaggiare, ti fa conoscere posti nuovi, reali e inventati, e a me personalmente ha aiutato davvero tanto in momenti particolari della vita, diventando una vera e propria evasione dalla routine e dalla quotidianità. Se ho ripreso a leggere con questa costanza, lo devo soprattutto ai gruppi di lettura che seguo. Certo, non pretendo che si leggano chissà quanti libri all’anno, ma prendere un volume, sfogliarlo e immergersi in quell’avventura è fondamentale.

Oggi però la realtà ci sbatte in faccia una verità amara: si legge poco. Basta fare un salto agli eventi dedicati per accorgersi che non sono mai pieni come dovrebbero. Eppure Catania, le sue province e cittadine come Taormina si adoperano continuamente per fare in modo che la lettura coinvolga quante più persone possibile. È per questo che seguiamo e sosteniamo con passione tutti gli appuntamenti del settore, che si tratti del Taobuk, dell’Etna Book o del Catania Book Festival. Sono stimoli formidabili per avvicinare la gente a un mondo che di per sé non costa tanto, e che potrebbe costare ancora meno se solo certe iniziative pubbliche non si rivelassero dei clamorosi specchietti per le allodole.

Lo scandalo delle casette del book sharing

Perché è qui che casca l’asino, ed è qui che parte la rabbia. Circa un paio di settimane fa mi sono recata di persona a verificare una di quelle iniziative lodevoli sulla carta ma sulla carta ma tradite dalla totale mancanza di senso civico delle persone: il servizio di book sharing promosso dal Comune di San Giovanni la Punta. L’idea in teoria è bellissima: tre casette sparse nel paese dove tu metti un libro e ne prendi in cambio un altro. Un progetto entusiasmante, se non fosse che mi sono scontrata immediatamente con una realtà a dir poco delusoria, anche se purtroppo me lo sentivo.

Questo servizio, diciamocelo chiaramente, non funziona. E non funziona per due motivi inaccettabili: o ci sono i soliti furbetti, o semplicemente non frega niente a nessuno. La prima volta che ci sono andata, nella piazza principale, ho trovato pochissimi libri, e sapete quali? Tutti rigorosamente “da soffitta”, volumi vecchissimi, polverosi, che non raccontano alcuna storia interessante e che la gente infila lì dentro semplicemente per fare pulizia in cantina e liberarsi della spazzatura, spacciandola per generosità culturale. Praticamente si regala agli altri ciò che non si è mai letto e che non interessa a nessuno, pretendendo in cambio chissà quale capolavoro. Una vergogna che mi ha fatto rimanere malissimo.

Ma l’altra sera si è toccato il fondo. Mi sono trovata a San Gregorio davanti a un’altra casetta in legno, concepita con lo stesso identico scopo. Ho fatto una foto per documentarlo: all’interno c’era un unico, solitario libro. Ventimila leghe sotto i mari, un grande classico per carità, ma era l’esemplare isolato in mezzo al nulla.

E allora le cose sono due: o le persone ignorano totalmente il progetto e non mettono un bel niente, oppure c’è chi va lì, fa man bassa e si prende i libri gratis senza metterne mai uno in cambio. È uno scandalo intollerabile. Iniziative nate per essere palestre per la mente e un presidio per le generazioni future ridotte a teche vuote o a discariche di scartoffie.

Ma volete mettere il profumo della carta stampata?

Sì, lo so, oggi molti leggono comodamente sui dispositivi elettronici. Perdonatemi la cocciutaggine, ma volete mettere la bellezza di un libro cartaceo? Quel volume che profuma di fantasia, di dedizione, capace di spazzare via lo stress e le tensioni della giornata? Io continuo a comprare libri di carta, e la mia scorta casalinga lo dimostra ampiamente.

La lettura è una ginnastica mentale fondamentale, ma ha bisogno di rispetto, di cura e di amministrazioni e cittadini che ci credano davvero. Diamoci una mossa, smettiamola di riempire le casette di immondizia e piantiamola con i progetti di facciata buoni solo per fare bella figura sui social. La cultura merita molto di più di questo scempio.