C’è un legame indissolubile, viscerale e incandescente che unisce la terra di Sicilia alla sua musica, un filo rosso che attraversa i secoli e pulsa ancora oggi con la forza primordiale di un vulcano. Lo sa bene il celebre gruppo folk I Lapilli, tra i grandi protagonisti de Le Veglie di Agata: in un’occasione straordinaria come quella al Palazzo della Cultura, hanno letteralmente infiammato il pubblico, facendo scatenare i presenti travolti dai ritmi della tradizione.

Ed è proprio a loro, cuore pulsante della nostra cultura, che abbiamo riservato questa imperdibile intervista. Vivere la cultura popolare non come un reperto da museo, ma come una presenza viva — dove si canta, si suona e si balla il folk — significa farsi portavoce di un respiro collettivo capace di conquistare lo schermo e raccogliere valanghe di cuori a ogni esibizione.

L’Etna come manifesto identitario

La montagna non è soltanto uno sfondo maestoso, ma una presenza attiva che guida ogni passo artistico. Come raccontano gli artisti dei Lapilli:

«Ogni Lapillo custodisce dentro di sé la stessa energia del Vulcano. Per noi l’Etna è una presenza viva e costante che pulsa nei testi dei nostri brani e ricorda continuamente chi siamo e da dove veniamo

Non è un caso che ogni esibizione del gruppo si apra come un vero e proprio rito laico:

«Non è un caso che ogni nostra esibizione si apra sempre con i versi di Sicilia Bedda — «Di Mungibeddu tutti i figghi semu» — un vero e proprio manifesto identitario per rivendicare con orgoglio le nostre radici. Attraverso la musica, i canti ed i balli della nostra tradizione cerchiamo di dar voce alla sua potenza e stare sul palco per noi significa essere un canale attraverso cui la voce e il respiro della montagna continuano a farsi sentire.»

Il senso di comunità contro l’isolamento digitale

In un’epoca dominata dalla frammentazione e dalla distanza virtuale, la cultura siciliana offre una risposta antica quanto potente: il recupero della socialità autentica. L’urgenza maggiore oggi è proprio quella di salvaguardare il senso di appartenenza.

«L’aspetto più urgente da salvaguardare è il senso di comunità e di appartenenza. Nella cultura siciliana sentimenti come il dolore, la gioia, la fatica e la festa non sono mai stati elementi privati, ma collettivi. “U Curtigghiu” era il cuore pulsante della vita sociale siciliana: un luogo di incontro, ascolto e sostegno reciproco. Con il nostro spettacolo vogliamo riproporre quella dimensione di vicinanza umana, contrapposta all’isolamento digitale che stiamo attualmente vivendo.»

Questo impegno si estende con forza anche alle nuove generazioni, nobilitando il dialetto:

«Vogliamo anche trasmettere ai giovani l’orgoglio per la propria lingua e per i racconti popolari. Il dialetto non è un retaggio del passato o una forma “minore” di linguaggio, ma una lingua poetica, viscerale e ricca di sfumature emotive. Tramandare questi canti significa dare ai ragazzi delle radici forti per non perdersi, insegnando loro che la tradizione è un fuoco da alimentare ogni giorno.»

Lapilli, dalla festa di piazza alla preghiera devozionale

La duplice anima del folklore siciliano portata in scena dai Lapilli oscilla magnificamente tra la dirompente allegria della piazza e il raccoglimento mistico della fede.

«Nelle piazze e durante le feste di paese, la nostra energia è esplosiva, festosa, a tratti persino comica: amiamo regalare leggerezza e far scappare una risata. La piazza si trasforma in una grande festa comune, dove il pubblico ci abbraccia e partecipa attivamente.

Nei contesti devozionali (come le festività Agatine) quella stessa energia non si spegne, ma si trasforma in un rispetto quasi sacrale. Subentra una vibrazione interiore profonda in cui il canto, la musica e la recitazione diventano vera e propria preghiera. Aver portato in scena quest’anno anche Il Martirio di Sant’Agata ci ha fatti sentire ancora più vicini alla Santuzza. E quando a conclusione do Curtigghiu si leva il grido «Cittadini, Evviva Sant’Agata!», non siamo più solo artisti: siamo catanesi che cantano la propria devozione.»

Il cerchio che unisce le generazioni

La magia della musica popolare si manifesta nel momento esatto in cui abbatte ogni barriera anagrafica o sociale, creando uno spazio di condivisione universale.

«Quello che ogni volta ci stupisce è vedere come persone di età, contesti e culture completamente differenti finiscano per trovarsi nello stesso cerchio a ballare e cantare. Quando proponiamo il folklore più autentico, vediamo i giovani abbandonare la timidezza e gli anziani ritrovare una vitalità quasi infantile. La risposta più bella è quando il pubblico smette di essere “spettatore” e diventa parte integrante dell’esecuzione. È lì che prende vita il vero ‘U Curtigghiu, un luogo dove la condivisione era la vera ricchezza di tutti

Il futuro: un lapillo ardente tra ricerca e innovazione

Guardando al domani, il cammino della compagnia dei Lapilli traccia una rotta precisa che unisce la rigorosa ricerca etnomusicologica alla freschezza della scena contemporanea.

«Il nostro “lapillo ardente” per il futuro è la volontà di far dialogare la tradizione con il presente. Vorremmo continuare a far crescere la compagnia estendendo il lavoro di ricerca etnomusicologica. Tra i nostri progetti principali c’è l’organizzazione di workshop e laboratori dedicati alle tradizioni popolari, pensati in particolare per i più giovani, per trasmettere le arti del folklore e la memoria dei nostri padri.

Parallelamente, stiamo lavorando a nuove produzioni teatrali e musicali focalizzate sulla messa in scena delle grandi leggende e dei personaggi della tradizione siciliana, intrecciando i canti antichi con i canti e i balli della scena contemporanea. Vogliamo che la nostra musica continui a essere un fuoco vivo, capace di viaggiare lontano e di scaldare chiunque la ascolti