L’Ottobrata Zafferanese manda in archivio un secondo appuntamento da incorniciare per la sua 46ª edizione. Favorita da un clima ideale, la giornata di domenica ha richiamato oltre 35.000 visitatori nel cuore del borgo etneo, confermando l’incredibile affetto del pubblico per questo evento che intreccia enogastronomia, con il miele e i cooking show protagonisti, folklore e spettacoli dal vivo.
Un successo travolgente che dimostra quanto la manifestazione sappia custodire e valorizzare le radici culturali del territorio. Accanto alla festa delle tipicità, l’Ottobrata ha sempre coltivato un’anima profondamente legata alla manualità e all’estro creativo. L’arte e l’artigianato locale sono beni preziosi che meritano tutela e continuità, proprio per la straordinaria bellezza che sanno trasmettere a chiunque si fermi ad ammirarli.

Eppure, in un contesto così vivace e partecipato, affiora un velo di malinconia per un dettaglio che, per il secondo anno di fila, si avverte con forza: il vuoto lasciato da uno storico punto di riferimento espositivo. A dare voce a questo garbato rammarico è la nota scultrice etnea Nancy Coco – firma di opere d’arte che impreziosiscono il territorio catanese – facendosi portavoce delle sensazioni condivise dal gruppo di artigiani locali.

Nelle loro considerazioni non c’è intento critico, ma il genuino dispiacere di chi vive la manifestazione con passione e vorrebbe veder riconosciuto e protetto il valore del lavoro artigianale. Per chi da tempo contribuisce all’identità di questo evento, la mancanza di una vetrina al coperto rappresenta un piccolo strappo emotivo, che priva sia gli autori sia i visitatori di un momento di condivisione più intimo.
La forgia e il tornio: lo spettacolo vivo delle strade
Fortunatamente, l’essenza dell’artigianato continua a pulsare lungo le vie del centro. Passeggiando tra le piazze gremite, si assiste ancora alla magia delle lavorazioni dal vivo:
- Il fabbro che plasma il metallo incandescente alla forgia.
- Il ceramista che modella l’argilla ruotando il tornio con gesti antichi.
- I pittori e gli scultori che plasmano la materia davanti agli occhi incuriositi dei passanti.
Lungo il percorso, il lavoro artigianale si trasforma in pura dimostrazione d’arte, ricordando a tutti l’importanza di tramandare un patrimonio culturale così ricco.
A mancare è soprattutto l’atmosfera dello spazio di Via Roma 387. Per anni, durante lo svolgimento dell’Ottobrata, i locali di proprietà dell’istituto bancario si trasformavano in una vera e propria galleria d’arte. Un ambiente protetto in cui le creazioni degli artisti dell’Etna e non solo potevano essere esposte con la dovuta cura, diventando una tappa fissa e apprezzata da residenti e turisti.
Da due edizioni a questa parte, quello spazio non è stato più concesso. Una consuetudine pluriennale che si è arrestata, lasciando il ricordo di una cornice espositiva che per molto tempo ha dato rilievo e protezione alla creatività locale.
Custodire la memoria per continuare a sognare
Le estemporanee all’aperto proseguono con la consueta dedizione e gli artigiani continuano a offrire il proprio talento al pubblico. A essere venuto meno è unicamente il presidio espositivo al chiuso, un’assenza che tuttavia non passa inosservata.
Quando viene meno un luogo che per lungo tempo ha fatto da casa all’arte locale, non si tratta di sollevare una polemica, ma di custodire la memoria di un pezzo di storia dell’Ottobrata che oggi manca. Raccogliere questa riflessione, accompagnata dall’accorato pensiero di Nancy Coco e degli artigiani, serve a sottolineare l’importanza di ogni spazio dedicato alla cultura, con l’augurio che la bellezza dell’artigianato possa presto ritrovare la sua dimora d’eccellenza all’interno della festa.
