L’arte di Martina Privitera ha superato il confine della tela per farsi immagine guida dell’intero palinsesto culturale catanese. Le sue opere, esposte nella suggestiva cornice della Sala del Piccolo Parlatoio, non sono una semplice esposizione, ma una vera e propria soglia emotiva che accoglie il pubblico prima di ogni spettacolo.
Abbiamo incontrato l’artista per esplorare come il suo linguaggio pittorico – sospeso tra visioni interiori, radici comuni e contaminazioni contemporanee – riesca a trasformare il colore in una conversazione autentica con l’osservatore.
Il suo lavoro è stato scelto per illustrare l’immagine coordinata di tutto il palinsesto: cosa ha provato nel vedere le sue opere diventare il “volto” visivo di questo progetto culturale?
Le sue tele saranno esposte nella Sala del Piccolo Parlatoio: come ha pensato di dialogare con lo spazio e con il pubblico che frequenterà la sala prima degli spettacoli serali?
Il Piccolo Parlatoio è uno spazio che precede l’ingresso principale al Palazzo della Cultura di Catania. Ho strutturato le opere e la loro disposizione per creare una narrazione organizzata su tre fili narrativi che si snodano: la figura dell’Osservatore,Sant’Agata e noi, vissuto che si fa colore. Questa disposizione ha l’intento di creare un’anticamera emotiva: lo spettatore si percepisce già dentro un’altra dimensione prima che le luci in sala si spengano.
Lei esplora mondi visionari dove il colore diventa un vero e proprio linguaggio: in che modo questa sua ricerca pittorica si intreccia con il tema della “poesia come radice comune” proposto da Valentina Giua?
La pittura, come la poesia, è una pratica meditativa che ci porta verso dolorosissime riflessioni interiori,a volte aiuta a sciogliere dei nodi, altre infiamma i processi interiori. Io con il colore faccio quello che il poeta fa con la parola, tocco quella zona dell’esperienza umana che ridispone il contenuto con una diversa prospettiva.
Essere stata selezionata anche per Etna Comics 2026 conferma il suo legame con il fantastico e la cultura pop: come concilia questa estetica con la dimensione più intima e contemplativa di una mostra in una “sala di ascolto”?
In realtà non sento questa come una contraddizione. Quando costruisco un Mondo fantastico, non sto fuggendo dalla realtà , la sto guardando da un’angolazione diversa. Etna Comics e il Palazzo della Cultura sono due contesti diversi, ma entrambi offrono esperienza concreta sul panorama artistico contemporaneo.
Considerando che la mostra è attiva proprio in questi giorni (dal 12 al 19 luglio), che tipo di reazioni o di “storie” sta raccogliendo dal pubblico che si ferma davanti ai suoi dipinti?
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