Ci siamo visti alla Feltrinelli di Catania, tra i libri e quell’aria che sa di scoperte, ed è proprio da quell’incontro che nasce questa riflessione sulla scrittura di Nunzia Scalzo. Perché noi di EventandoCatania.it amiamo dare agli scrittori lo spazio che meritano, mettendo al centro le voci che sanno raccontare il nostro territorio.

La grafologia non è magia: è verità che graffia

Dimenticate gli stereotipi. Nei romanzi di Nunzia Scalzo, Bea Navarra non è l’investigatrice da film, e la grafologia non è un gioco da indovini. È una professione tecnica, scientifica, a tratti dolorosa. È il lavoro di chi guarda le carte e, attraverso il gesto grafico, riporta alla luce ciò che le famiglie altolocate provano a nascondere sotto il tappeto dell’ipocrisia.

Il grafologo forense non fa diagnosi, osserva i segni di chi cerca disperatamente di apparire “valido”, “importante” o “unico”. E in questa ricerca ossessiva, Bea Navarra si impone come un elemento di rottura: è una donna libera, lontana dai formalismi, che beve un calice di Mareneve e osserva la tragedia umana con una lucidità che spaventa.

Catania: una città femmina, sensuale e profonda

La Catania che Nunzia ci racconta non è più quella buia degli anni ’80. È una città che ha finalmente esploso la sua identità: una metropoli vivibile, carnale, che va oltre l’arancino o la granita. È una città di “storie dentro le storie”, dove il Pozzo di Gammazita o la Cripta di Sant’Euplio diventano porte d’accesso per chi sa guardare.

È un’identità siciliana così forte da fare ombra a tutto il resto, un marchio culturale che travolge il lettore e lo costringe a sentirsi parte di una storia che, pur nel suo dolore, rimane bellissima.

L’esperimento: i “vocali” come messaggeri moderni

C’è un colpo di genio nella narrazione di Nunzia: l’uso dei messaggi vocali. Odiamo riceverli, spesso li subiamo, ma qui diventano l’equivalente del “messaggero” nella tragedia greca. Sono loro a portare sulla scena l’orrore, la violenza, la verità che non può essere mostrata direttamente.

Attraverso questa nuova sintassi, l’autrice recupera un DNA antico, rendendo il romanzo un oggetto vivo, modernissimo, capace di parlare al ventunesimo secolo senza mai perdere la propria anima sentimentale.

Il peso del mestiere

Leggere Nunzia Scalzo significa capire che dietro ogni segno c’è un cuore, un trauma, un mandato professionale che si scontra con il limite dell’umano. Bea Navarra, nel suo essere libera, non è mai sola: è accompagnata da donne che, come lei, non si lasciano definire dagli uomini o dai ruoli.

Questo è un libro che ti resta addosso, non solo perché ti porta a scoprire una Catania che ignoravi, ma perché ti obbliga a guardare dietro le parole. E alla fine, quello che ti rimane è la consapevolezza che la verità non sta in quello che diciamo, ma nel modo in cui, ogni giorno, firmiamo la nostra esistenza.